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giovedì 19 giugno 2014

Due recensioni di metà Giugno

Buondì cari Lettori,
oggi nuovo appuntamento con le recensioni cumulate delle letture che ho affrontato nell'ultimo periodo. Come sempre spero che possiate trovare interessanti i miei pensieri e, mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate o se avete letto qualcuno di questi libri!


Il primo romanzo di cui voglio parlarvi è un urban fantasy, il secondo libro di una pentalogia che ho scoperto e imparato ad apprezzare veramente da poco, nonostante la sua pubblicazione risalga ad almeno un paio di anni fa. Sto parlando de Il mistero del talismano perduto di Karen Marie Moning, secondo episodio della serie dedicata a Mac, veggente sidhe. In realtà non ho molto da dire su questo libro se non che mi è piaciuto molto. L'ho apprezzato, forse anche più del primo libro, che già era stata davvero un'ottima lettura e naturalmente non potrei esserne più felice. Come ho avuto modo di sottolineare per la recensione del primo romanzo, la Moning ha tutta la mia stima per aver saputo creare una storia che pur partendo da basi non originalissime ha comunque uno svolgimento inatteso, che si snoda tra ironia, dramma e azione in egual misura e, sopratutto, in maniera assolutamente ben calibrata. Ottimi infatti i vari colpi di scena e l'imprevedibilità dello svolgimento dell'intreccio che fanno di questo libro (ma anche della serie) uno dei migliori urban fantasy che abbia letto negli ultimi tempi. Altro punto veramente di pregio sono i personaggi, che ho trovato veramente ben gestiti e caratterizzati. Mac in particolare mi piace moltissimo: adoro la sua ironia e la sua irriverenza nonché la sua testardaggine che in molte occasioni finisce per metterla nei guai! Trovo, inoltre, che la scelta della prima persona per la narrazione enfatizzi ancora meglio il  suo carattere e permetta al lettore (o almeno a me) di entrare pienamente in sintonia con il suo personaggio. Ottimo anche il personaggio di Barrons, che a dispetto dei miei riguardi e pregiudizi precedenti è riuscito a sorprendermi, e anche tanto, senza mai cadere in banali cliché del genere come invece mi aspettavo e temevo.
Insomma, Il mistero del talismano perduto si è rivelata essere un'ottima lettura, ben strutturata e ponderata, complicata e ancora non del tutto esplicata (cosa che mi fa naturalmente ben presagire per i restanti volumi), accompagnata inoltre da uno stile fluido, scorrevole e piacevolissimo da leggere. Sono veramente felice di aver intrapreso a leggere a questa serie e ora non posso fare altro che procurarmi il resto della storia!! :) Assolutamente consigliata!

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 5/5


Il secondo romanzo di cui vi parlo è invece la conclusione di una trilogia ya distopica tra le più conosciute e apprezzate, anche qui in Italia: la trilogia di Delirium di cui Requiem è terzo e ultimo romanzo della serie.
Come ho avuto modo di spiegare in occasione delle precedenti recensioni sui primi volumi, la trilogia della Oliver è una buona serie, non ottima né eccellente a mio parere, ma comunque meritevole di una possibilità da parte dei lettori. I punti di forza della trilogia, che poi sono sostanzialmente anche quelli di questo capitolo conclusivo (e dei restanti), sono lo stile davvero intenso e poetico, l'idea di fondo su cui poggia la vicenda principale e, anche se in maniera minore, i personaggi che risultano in generale davvero ben caratterizzati. Purtroppo per ogni pro esiste anche il suo contro e i libri della Oliver non ne sono affatto esenti, Requiem in testa. Non posso infatti dire che questo finale di serie mi abbia intrigato o soddisfatto e anzi, mi dispiace dover ammettere che molto probabilmente è il peggiore dei tre romanzi che compongono la saga. In breve, Requiem raccoglie le peggior magagne degli altri libri, concentrandole tutte nello spazio di trecento e poco più pagine; e questo è un gran peccato perché, nonostante tutto, Delirium e Chaos erano state delle buone letture.
Partendo dell'inizio devo dire che non mi è piaciuta la scelta stilistica dell'autrice di dare voce e spazio al personaggio di Hana. O meglio, ho apprezzato alcuni aspetti come la profonda (almeno secondo me) riflessione che l'intero libro contiene sul significato di amicizia e di come questa possa cambiare nel corso della vita modificandosi in relazione agli eventi che occorrono, ma devo ammettere di averla trovata del tutto estranea alla vicenda di fondo e ai temi della trilogia stessa. Anzi, ho percepito questa scelta della Oliver come un espediente per poter alternare i pov, riempendo pagine e intrattenendo il lettore, ma più per una mancanza di idee su come condurre e concludere la vicenda che per precisi intenti narrativi.
Parlando poi di storia vera e propria non posso fare a meno di notare come tre quarti della vicenda di Hana sia stata totalmente (o quasi) inutile ai fini del gran finale e, nonostante debba ammettere di aver apprezzato le tinte mistery che la sua storia assume, devo anche ribadire che, per quanto mi riguarda, tutto ciò ha a che fare con i temi della serie come un cavolo a colazione!!
Per quanto riguarda poi l'altra metà dei capitoli, quelli narrati dal punto di vista Lena, devo dire che anche questo caso e al contrario dei precedenti romanzi, li ho trovati davvero molto deludenti. Innanzitutto Lena è apatica, svuotata di tutte le energie che invece aveva dimostrato prima (sopratutto in Chaos) e questo senza che ci sia un preciso motivo per cui tutto  ciò accada.  Il suo personaggio è davvero irriconoscibile e non ho apprezzato come l'autrice l'abbia gestita. Insomma, siamo nel pieno della rivoluzione, tutto il suo mondo sta per cambiare e la Oliver lo fa perdere in inutili pensieri e ragionamenti! Il finale poi è troppo concentrato, troppi avvenimenti si sovrappongono ma nessuno di questi è analizzato e trattato con il dovuto tempo e le dovute riflessioni.
Detto questo, il resto dei difetti sono gli stessi che si possono ragguagliare nei libri precedenti: lo stile dell'autrice, per esempio, è davvero poetico e intenso secondo me, ma a tratti riconosco che diventa davvero pesante e lento sopratutto se, come in questo caso, non è ben bilanciato come da espedienti  stilistici che impongono dinamicità al testo (era il caso di Chaos, per esempio) Per non parlare poi della prevedibilità della storia che era e rimane un grande problema della trilogia: era palese infatti che  Alex amasse ancora Lena e che lei finisse per sceglierlo a dispetto di tutto quello che è capitato!
In conclusione quindi, non posso nascondere di essere rimasta un po' delusa dal finale di questa serie, che non è certo una delle mie preferite (non lo era già prima di questa lettura) ma su cui, almeno nel finale, speravo in qualcosa di più! Ai molti lettori che mi hanno chiesto, quindi, consigli sulla lettura o meno della trilogia della Oliver dico: attenzione, se il primo romanzo non vi è piaciuto, continuate a vostro rischio e pericolo! ;) Per quanto mi riguarda infatti, il resto non è migliore del precedente.

Coinvolgimento: 2/5
Stile: 4/5
Personaggi: 3/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 3/5



martedì 6 maggio 2014

Quattro recensioni di inizio Maggio

Buondì cari Lettori,
oggi nuovo appuntamento con le recensioni cumulate delle letture che ho affrontato nell'ultimo periodo. Come sempre spero che possiate trovare interessanti i miei pensieri e, mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate o se avete letto qualcuno di questi libri!




Il primo libro di cui vi parlo è un romanzo che volevo leggere da una vita ma che, per un motivo o per un altro, non ho mai avuto modo di affrontare. Finalmente, dopo continui rimandi e rinvii, l'occasione mi si è presentata con gli sconti Mondadori del 25%, a cui ovviamente ho prontamente partecipato! (avevate qualche dubbio a proposito!?)
I ponti di Madison County è uno di quei libri che, sulla sottoscritta, ha da sempre esercitato un fascino tutto particolare; un attrazione magnetica che nemmeno la visione del film che ne è stato tratto, e che io ho visto prima della lettura (e ho apprezzato profondamente perché trovo che abbia colto a pieno lo spirito del romanzo, nonostante le inevitabili differenze) è riuscita a spezzare . La lettura del libro di Waller ammetto quindi che un po' mi spaventava; sopratutto la lunghezza di appena centotrenta pagine avevo paure potesse sminuire la potenza e l'intensità dei sentimenti che dal film trasparivano così vividamente, merito anche dei bravissimi attori, e che sono stati il motivo principale che mi ha sempre spinta verso del libro. 
Invece mi sono dovuta ricredere praticamente su tutto e di questo non posso che esserne  molto felice. Il romanzo ha la stessa veemenza e concentrazione della trasposizione cinematografica e le centotrenta pagine sono sorprendentemente perfette e giuste per raccontare la passione e per sottolineare la drammaticità di un amore sbocciato e sfiorito in appena quattro giorni.
De I ponti di Madison County ho amato molti aspetti; è un libro che inaspettatamente è riuscito a insinuarsi sotto pelle e a trasmettermi vibrazioni particolarissime, ma in particolare ho amato la poeticità dello stile dell'autore che con poche ma efficacissime frasi riusciva a delineare una scena o una situazione. E contrapposto a ciò ho amato la violenza delle immagini descritte che, letteralmente, durante la lettura avevo stampate davanti agli occhi: il caldo soffocante, il soverchiante frinire delle cicale e la polvere alzata dai pickup di passaggio sulla strada.  
Ottimi anche i personaggi che ho trovato davvero unici e perfettamente ben delineati, combattuti e drammatici, innamorati e passionali.
In conclusione, quindi, scene piene di sentimento e di intensità ma che non cadono mai nel banale, e musicalità nello stile sono ciò che maggiormente ho apprezzato di più nel romanzo, che assolutamente mi sento di consigliare a chiunque, dai cultori del genere romance a chi cerca una storia d'amore intensa per trascorrere un pomeriggio: I ponti di Madison County sono sicura che riuscirà a strapparvi un sospiro anche a voi!

Coinvolgimento 5/5
Stile 5/5
Personaggi 5/5
Vicenda 5/5

Giudizio: 5/5



Il secondo romanzo di cui vi parlo appartiene invece a un genere completamente diverso: parliamo infatti di thriller. Non nasconderò le altissime aspettative che avevo a proposito di Susan a faccia in giù nella neve della pluriacclamata Carol O'Connell. Stiamo parlando di un romanzo piuttosto datato (1999) ma che ha riscosso un buon successo di pubblico e su Goodreads vanta voti davvero considerevoli per il genere al quale appartiene.
Ebbene, personalmente mi aspettavo un thriller adrenalinico, capace di inchiodarmi alla pagina, denso di rivelazioni e colpi di scena che, in un susseguirsi sempre più serrato di emozioni, arrivasse infine allo sconvolgente finale. Niente di più lontano dalla realtà. Mi spiace davvero ammetterlo perché, come forse avrete capito, credevo davvero nel libro della O'Connell e volevo davvero con tutta me stessa che mi piacesse, ma devo ammettere che Susan a faccia in giù nella neve è stata una mezza delusione. 
Riassumendo potrei dire che il principale difetto del libro è il ritmo del tutto inesistente, che per un thriller è praticamente tutto. La storia di fondo (non originalissima, questo è da sottolineare) sarebbe comunque risultata godibile se non fosse stato per le pagine e pagine del tutto accessorie che - posso dirlo? - mi hanno annoiata fin quasi a meditare più volte di abbandonare il libro. Solo la promessa dello sconvolgente finale mi ha tenuta aggrappata alla lettura.
La vicenda è stata trascinata attraverso un numero infinito di passaggi che potevano benissimo essere evitati a mio modesto parere, per concentrarsi invece solo su ciò di veramente interessante ai fini della storia. Lo stile piuttosto corposo e descrittivo dell'autrice, e la scelta stilistica di numerosi pov, non hanno poi certamente contribuito a snellire il tutto. La O'Connell getta in pasto al lettore dettagli su dettagli, anche di piani temporali differenti, ingarbugliando e strutturando la storia ma, al momento di tirare i fili di tutto, non riesce a imprimere incisività alla vicenda. E lo stesso discorso vale per i personaggi, che purtroppo rimangono piatti e piuttosto distaccati dal lettore, nonostante gli spunti di caratterizzazione - anche interessanti, ma purtroppo poco sfruttati - che l'autrice attribuisce ai protagonisti. Per i secondari invece non c'è gioco: piatti e molto accessori. Non mi sono piaciuti. 
E il finale? direte voi. Certo, il finale risolleva un poco le sorti del libro. Ma di sconvolgente c'è davvero poco, solo il giusto per inserire il romanzo della categoria del thriller. Personalmente ho letto thriller migliori negli anni passati. Sarà  che io sono cresciuta (letterariamente parlando) a pane e libri di Donato Carrisi, che le rivelazioni da mascella cascante ne mette una ogni due pagine, ma per quanto mi riguarda un buon thriller deve farti correre un brivido lungo la schiena e stamparti le pagine nel cervello. Se non lo fa allora è (forse) solo un buon libro. E questo è esattamente quello che penso di Susan a faccia in già nella neve: un buon libro, ma un thriller mediocre.

Coinvolgimento: 2/5
Stile: 3/5
Personaggi: 3/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 2.75/5



Il terzo romanzo di cui vi parlo è invece è uno ya di successo, apprezzato da moltissimi lettori e facente parte di una trilogia ormai conclusasi anche in Italia (strano ma vero!). Sto parlando di Chaos, secondo libro della Delirium trilogy,uscito dalla penna e dalla mente di Lauren Oliver. 
Tralasciando i motivi che hanno spinto l'editore a cambiare il titolo, che onestamente non ho compreso (e non so se mai riuscirò a farlo!), Chaos si è rivelato essere un buon proseguimento di serie e, a buon ragione, posso quindi accludermi nelle schiere di fan della trilogia. Ok, forse non tra i più infervorati, ma sicuramente tra quelli che l'hanno letto e che gli è piaciuto discretamente. Il mio interesse per la Oliver, infatti, fin dai tempi di Delirium che pure ho letto con curiosità e interesse, non è mai stato di quelli da strapparsi tutti i capelli o da countdown impaziente per l'uscita di un nuovo romanzo; i suoi libri non hanno mai scavato voragini nel mio cuoricino di lettrice, lasciandomi inerme per giorni e giorni dopo la fine della lettura. Insomma il mio interesse nei suoi confronti è più del tipo "una tranquilla passione", senza picchi di sentimenti o emozioni da cardiopalma. Ma devo comunque sottolineare che la Oliver sa quel che fa, sa cosa vuole dire e come dirlo. Trovo infatti il suo stile estremamente musicale e poetico, capace di scene davvero intense, vivide e bellissime. E questo è uno dei motivi per cui apprezzo moltissimo i suoi libri: leggerli mi procura uno strano senso di benessere, uno staccamento dalla realtà non eccessivo ma sufficiente affinché possa immergermi, per qualche ora, in un altro mondo. Contemporaneamente a ciò va però anche detto che, a volte, questo suo stile impatta in maniera abbastanza corposa sul ritmo, che si perde un poco nel corso della narrazione. Personalmente, inoltre, trovo le sue storie leggermente prevedibili e Chaos è un chiaro esempio di entrambi gli aspetti. Ottimo è stato lo stratagemma dell'alternanza dei capitoli tra presente e passato, che ha dato - scusate il gioco di parole - ritmo al ritmo, smussando in parte il problema, ma per la prevedibilità invece niente da fare: non dico di aver avuto in mente tutto fin dall'inizio ma quasi...non so voi, ma io non ho mai creduto alla morte di Alex, dalla fine del primo al libro e per tutta la durata di questo. 
In conclusione, quindi, posso dire di aver trovato Chaos superiore a Delirium e per diversi aspetti. Ho apprezzato il finale, mi sono piaciuti i personaggi (anche se devo ancora capire che cosa ci trovi Lena in Julian) e la vicenda, che sebbene sottenda alcuni elementi che non mi hanno convinto in pieno in quanto a background, l'ho comunque trovata ben delineata e piena di potenzialità che spero la Oliver colga con il prossimo volume.

Coinvolgimento: 4/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 4/5

Giudizio: 4.5/5



Il quarto e ultimo romanzo di cui vi parlo, invece, è stato anche la mia ultima lettura, un urban fantasy che da tanto (forse troppo) tempo aspettava il suo momento: Il segreto del libro proibito di Karen Marie Moning. Se mi seguite da un po', saprete certamente che l'urbana fantasy misto al paranormale romance è stato stato uno dei generi letterari che mi ha accompagnato per un lungo periodo di tempo in passato e che con piacere ho letto e apprezzato. Da un paio di anni a questa parte, però, avevo cominciato a non provare più certe emozioni che invece in precedenza avevano determinato il successo del genere su di me. Sarà perché ne avevo letti davvero in quantità industriale e che alla lunga si diventa lettori talmente esigenti che raramente si riesce a trovare qualcosa che ci soddisfi a pieno, ma il dato di fatto rimaneva: la lettura dell'urban fantasy non mi entusiasmava più come prima. Trovavo moltissimi romanzi dalle sottotrame pressoché uguali, spesso scritti mediocremente e che non riuscivano più a entusiasmarmi e a prendermi come all'inizio. Perciò ho deciso di darci un taglio, prendermi una pausa di riflessione dal genere e concentrarmi su altro. A malincuore ho persino abbandonato serie, Lords of the underwords, Midnight Breed, Night Huntress solo per citarne alcune, il cui acquisto e lettura non rientravano più tra le mie priorità. 
Potrete quindi capire con quanta diffidenza mi sia avvicinata a questo romanzo, convinta di trovarmi di fronte all'ennesima delusione. Non so se sia stata la mia mancanza completa di aspettative al riguardo o l'effettiva bravura dell'autrice, forse la lontananza dal genere ha determinato un reset completo della mia memoria a riguardo, ma sorprendentemente Il segreto del libro proibito mi è piaciuto e anche parecchio. L'ho trovato coerente, ben strutturato, dinamico, approfondito ma anche ironico nei punti e nei momenti giusti, sensuale e oscuro quanto basta, e con una punta di dramma assolutamente ben gestita. La storia, pur trattando di esseri fatati (dunque nulla di estremamente originale), è riuscita comunque a coinvolgermi regalandomi momenti di vera ilarità mista ad altri nettamente più concentrati e seri. Lo stile della Moning mi è piaciuto molto, l'uso della prima persona è stata una scelta davvero azzeccata sopratutto perché il personaggio di Mac, narratrice della sua stessa vicenda, è davvero unico e frizzante, originale e assolutamente ben delineato. Ho amato particolarmente poi l'utilizzo di anticipazioni che lasciano intravedere un disegno più grande della trama e spero altrettanto ben strutturato di questo primo capitolo. 
Non nego che alcuni stereotipi del genere ci sono, sopratutto per quanto riguarda i personaggi di Barrons e V'lane, ma tutto sommato non mi hanno infastidito e anzi, rispetto ad altri romanzi che ho letto in precedenza, sono piuttosto contenuti. 
In conclusione quindi, la Moning è stata davvero una piacevolissima sorpresa (o riscoperta, parlando del genere), che assolutamente consiglio a tutti se ancora ci fosse qualcuno/a che non l'ha letta....e ora corro a procurarmi i restanti volumi della serie!! :)

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 4/5

Giudizio: 4.75/5


domenica 22 dicembre 2013

Quattro recensioni natalizie

Cari Lettori,
oggi vi parlo delle mie ultime letture dicembrine in quattro brevi recensioni. 
Purtroppo tra impegni vari e gli ultimi preparativi per Natale, sempre più vicino, il tempo mi scivola tra le dita ultimamente...In realtà di natalizio, nei libri che ho letto, c'è ben poco ma solitamente io non leggo quasi mai libri a tema perciò sì, ho spaziato in lungo e in largo e questo è il risultato!

Il primo libro che ho letto è un thriller che tenevo d'occhio fin dalla sua pubblicazione e che mi ha sempre ispirato tantissimo: Sorella di Rosamund Lupton edito Giano. Il romanzo, esordio dell'autrice, è giustamente catalogato come thriller, psicologico per la precisione. Ma credetemi se vi dico che questo libro potrebbe benissimo essere il capostipite di un nuovo genere perchè mai, mai in tutta la mia vita di lettrice, avevo letto qualcosa di vagamente simile al testo della Lupton. Se dovessi scegliere una sola parola per descriverlo, questa sarebbe sicuramente "sentimentale". Il che, a ben pensarci, è strano perchè un thriller può essere adrenalinico, veloce e molte altre cose, ma sentimentale da proprio l'idea di un harmony da edicola (con il dovuto rispetto!) Eppure è così, Sorella gronda letteralmente emozioni da ogni singola pagina, tanto che per un attimo davvero ci si domanda se non abbiano sbagliato a piazzare correttamente il libro sullo scaffale della libreria. E in molti punti diventa commovente, letteralmente da tirare fuori le lacrime. Il sentimento che l'autrice descrive, quello di amore verso una sorella, è così ben rappresentato e veicolato tra le righe che anche chi non ha una sorella o un fratello - e non ha mai provato un sentimento del genere- può benissimo capire lo strazio e il dolore che la protagonista è costretta a sopportare. Ma non è tutto oro quel che luccica e, infatti, sotto alla superficie di bontà e amore che ricopre il libro, scorre una vena di cattiveria e odio che solo nelle ultimissime righe si rivelerà e che non potrà fare altro che lasciare senza fiato, a dir poco!!! Per intenderci, avete presente il finale di Inception, dove la trottola gira senza dare segno del suo destino  (e intanto uno si mangia le unghie e poi le dita spasmodicamente) e poi all'improvviso partono i titoli di coda? Ecco il finale di Sorella è esattamente sulla stessa lunghezza d'onda! E ho detto tutto! 
Vi accorcio la parte sullo stile dell'autrice, che io ho trovato veramente di altissimo livello, di una scorrevolezza unica e impeccabile, in grado di accompagnare il lettore per tutte le cinquecento pagine senza mai stancare o essere pesante e assolutamente perfetto per un thriller, per darvi direttamente un consiglio spassionato: leggete questo libro, non ve ne pentirete!!!

Giudizio: 5/5



Subito dopo essermi ripresa dallo shock emotivo del finale di Sorella, ho deciso che avevo bisogno di una pausa e mi sono quindi diretta verso il mio porto sicuro: i libri della BDB. Non importa quanto io sia emotivamente incasinata o quando le cose vadano nel verso sbagliato, un libro della Ward è un toccasana per qualunque inconveniente! Lover Avenged, settimo libro della serie, ha fatto egregiamente il suo lavoro e mi è piaciuto anche discretamente. Gli ultimi due romanzi dell'autrice (questo compreso)  si sono parecchio distinti dai precedenti per la coralità imperante che li caratterizza e la cosa non può farmi che piacere. Leggere  Lover Avenged è stato come fare un salto in un altra dimensione spazio temporale: mi sono divertita, commossa e distratta. Mi sono persa nel mondo della Confraternita e ho esplorato altri confini, come quella della Colonia, di cui non conoscevo l'esistenza. E' stata una lettura catartica che, sebbene non sia stata esente da difetti (Rehv era un personaggio che, a mio avviso, meritava molto di più in termini di storia e di spazio a lui dedicato) mi ha coinvolto e intrattenuta, riconfermandomi il talento dell'autrice e la sua bravura in questo genere.

Giudizio: 4.5/5


Finita di leggere la Ward mi sono accorta che mi mancavano solo due libri per terminare la sfida annuale di Goodreads. Cosa sono due romanzi sul totale di romanzi letti in un anno? Un niente, direte voi.  E invece, proprio nel momento di scegliere la lettura successiva, mi sono accorta che nulla soddisfaceva i mie gusti del momento. Ovviamente, rinunciare alla sfida non rientrava nelle opzioni praticabili, perciò ho cercato qualcosa di fresco e leggero, che potessi leggere velocemente ma che contemporaneamente mi desse la soddisfazione di leggere un buon libro. La scelta è ricaduta su Non cercarmi mai più (ma resta ancora un po' con me) di Emma Chase, vincitore del Goodreads Award come migliore esordio dell'anno.Le premesse quindi erano ottime. Le premesse. Purtroppo Tangled (in originale, per abbreviare) è stata una di quelle letture che non ti lasciano nulla una volta terminate. I personaggi svaniscono dalla tua mente, i dettagli della vicenda si sbiadiscono perdendo di intensità e il libro si riassume a un generico "carino". E questo è quanto. Il libro della Chase è una lettura carina e nulla più. Onestamente mi stupisco, e non poco, di come un romanzo così insulso (nell'eccezione più positiva del termine, s'intende) abbia potuto battere altri concorrenti e vincere un premio come miglior debutto. Ok, va bene, è una lettura fresca e frizzante, ma andiamo...non ci può negare che ci sia di meglio in giro! I personaggi sono piuttosto stereotipati, l'introspezione è alquanto latitante e la dinamica della storia è comunque qualcosa di già letto. La novità? Il pov maschile. Non leggo abbastanza romance per poter giudicare se Drew, il nostro protagonista, sia effettivamente credibile o no. Di certo posso dire che, per i miei gusti, ha seri problemi comportamentali. Della serie che, se un uomo del genere lo incontri nella vita di tutti i giorni, qualche dubbio che sia affetto da una grave forma di machismo ti viene. E non una sola volta. 
In ogni caso, esulerò da commenti più approfonditi circa la visione della donna e del suo ruolo che ne esce da questo romanzo, e dirò semplicemente che il libro è simpatico, a tratti divertente a tratti un noioso (era davvero necessario dedicare quattro capitoli al sesso tra i protagonisti e raccontarci tutti i posti in cui i due si "rotolano"?), si legge in una manciata di ore e si dimentica altrettanto in fretta. Non una lettura mirabile né peggiore di molte altre che ho fatto, dunque. Carina e stop. 
Se avete voglia di qualcosa di molto leggero, provate a dargli una possibilità altrimenti non vi perderete nulla.

Giudizio: 3.75/5


Infine l'ultima lettura di cui vi parlo è anche l'ultima che ho terminato da pochissimo: Delirium di Lauren Oliver. Credo di non avere mai sentito un giudizio negativo su questa serie in generale e su questo libro in particolare. Quello che di sicuro ho sentito, e anche parecchie volte, sono le lamentele delle lettrici per i finali assurdi con cui ogni romanzo termina. E questo è anche il motivo per cui ho aspettato tanto per iniziare a leggere la serie: volevo essere sicura di non dover aspettare troppo tra un libro e l'altro, giusto in caso di cliffhanger pazzeschi . L'imminente uscita italiana del terzo e conclusivo capitolo della serie era il momento che aspettavo per poter finalemente iniziare a leggere qualcosa dell'autrice. Morale della favola: il libro mi è piaciuto, è stata una lettura carina e intrigante, ma penso che sia sopravvalutata. Per esempio, non so se dipenda dal fatto che ho letto altri romanzi dello stesso genere, ma Delirium mi ha ricordato moltissimo altri due distopici (Matched e Under the never sky nella fattispecie) per la struttura della società e del mondo ideato dall'autrice. Sì, l'idea dell'amore come una malattia  mortale da estirpare è originale, ma forse l'autrice non ha calcato adeguatamente la mano su cosa comporti davvero togliere il sentimento dalle persone. Ci sono accenni e descrizioni per carità, ma per quanto mi riguarda è un'idea così potente e con delle conseguenze così prorompenti che meritavano decisamente più spazio all'interno del libro, che invece si concentra molto di più sulla protagonista. Per il resto la lettura scorre, la Oliver ha uno stile molto particolare e ricercato, a tratti è veramente poetico anche se diventa spesso lento e descrittivo. Alcune scene però sono davvero belle da leggere e ricordare e il finale ha risollevato un bel po' le sorti del romanzo. I personaggi non mi sono dispiaciuti, anche se onestamente mi aspettavo di più, sopratutto da Alex.
In conclusione, non posso negare che mi aspettavo un pizzico di più un po' su tutti i fronti, nonostante in generale il romanzo mi sia comunque piaciuto. 
Per il seguito, però,  mi aspetto di più.

Giudizio: 4/5