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venerdì 18 luglio 2014

Recensioni di Luglio - Parte Seconda

Buondì cari Lettori,
oggi nuovo appuntamento con la seconda parte delle recensioni cumulate delle letture che ho affrontato nell'ultimo periodo. Come sempre spero che possiate trovare interessanti i miei pensieri e, mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate o se avete letto qualcuno di questi libri!
* Parte Prima


Proseguiamo la carrellata delle mie ultime letture con un libro che..indovinate un po'? anche in questo caso si è rivelato essere piuttosto deludente. Come nei precedenti casi, anche per quanto riguarda il libro di Dalglish, La danza degli inganni edito Fabbri, non sono rimasta pienamente soddisfatta dalla lettura. In questo caso però è d'obbligo una precisazione iniziale. Sono rimasta piuttosto delusa, infatti, dalla scelta della casa editrice di portare in Italia solo due dei quattro volumi (in quinto è in pubblicazione all'estero) che attualmente compongono la serie di Shadow Dance e, come se ciò non bastasse, di dividere ogni romanzo in due. Perciò sì, la prossima volta che vi troverete davanti allo scaffale fantasy della vostra libreria e che osserverete i quattro volumi italiani della serie in questione sappiate che in realtà starete ammirando solo i primi due libri della storia. Ammetto che la cosa, di cui non ero informata (l'ho scoperta solo andando a controllare i titoli dei romanzi inglesi), mi ha dato parecchio fastidito e non posso non negare che, forse, ha anche influenzato un pizzico la mia opinione del libro. Voglio dire, se un libro è stato concepito come un unico volume è chiaro che se lo si divide a metà si ottiene solo metà della resa del testo, indipendentemente dalla qualità dello stesso. Sbaglio? E questo è esattamente il problema de La danza degli inganni. Ho passato praticamente tutto il libro nell'attesa che succedesse qualcosa (il Kengshold nello specifico e se l'avete letto sapete di cosa parlo) e che la storia prendesse una piega un po' più dinamica, ma ciò non è mai accaduto. Ora so il perché e la cosa non mi meraviglia più di tanto: ovviamente non accade quasi nulla essendo il romanzo solo la metà dell'originale!!!
Detto questo va però specificato che La danza degli inganni ha comunque dei limiti intrinseci che nemmeno la seconda metà avrebbe potuto risanare, almeno credo (saprò meglio se deciderò di leggere il seguito). Principalmente infatti il libro di Dalglish ha enormi lacune di world building dalle quali emergono solo parzialmente i tratti caratteristici del mondo ideato dall'autore. Ci sono divisioni di società, gerarchie rispettate, faide in corso e molto altro, ma nulla di ciò viene spiegato in maniera sufficientemente dettagliata al lettore e questo è un vero peccato perché a mio parere lo sfondo delle vicende aveva delle potenzialità che potevano essere sfruttare ampiamente.
Altro elemento che non mi è piaciuto affatto sono stati i personaggi. Ho apprezzato la diversità dei pov che compongono la narrazione, ma ciononostante ho riscontrato poca incisività nei protagonisti e nei coprimari, per non parlare dei villain che non mi hanno convinto affatto! In un fantasy di un certo di livello, per un pubblico adulto, mi aspetto determinate dinamiche, determinati svolgimenti e un certo grado di precisione nel raccontare le scene, che siano ambientate a corte o sul campo di battaglia. Nel libro di Dalglish però tutto questo si fa superficiale e molto viene dato per scontato, anche a causa della mancanza di background di cui sopra. Ci ho impiegato parecchio per entrare nel mondo del del romanzo e non perchè questo fosse particolarmente complicato, ma perché appunto mal gestito dall'autore. Stesso discorso dicasi per i personaggi: spesso mi confondevo con i nomi o avevo difficoltà nell'immedesimarmi con il personaggio di turno proprio per la mancanza di "accompagnamento" che avrebbe dovuto esserci e che invece è mancata pesantemente.
Per concludere dunque, so di essere stata forse un pizzico troppo severa con La danza degli inganni, considerato che l'autore ha avuto solo mezzo libro per farsi apprezzare dalla sottoscritta, tuttavia non posso certo dire essere rimasta impressionata dallo stesso. Onestamente non ho ancora deciso se proseguirò con la serie, se qualcuno di voi l'ha letta in inglese o ha letto tutti e quattro i volumi italiani mi faccia sapere cosa ne pensa, perché sono davvero curiosa di sapere se la situazione si riprende e se vale la pena investire soldi e tempo nella serie.
Per il momento comunque il romanzo di Dalglish strappa una sufficienza minima.

Coinvolgimento: 2/5
Stile: 3/5
Personaggi: 2/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 2.5/5



Il secondo romanzo di cui vi parlo invece è finalmente (parte l'applauso) un libro che mi è piaciuto e non solo, mi ha anche piacevolmente stupita. Adoro quando succedono queste cose, non c'è niente di meglio che essere grandiosamente smentita su una lettura dal libro stesso :) Il romanzo in questione è il secondo volume della serie dark fantasy/fantastica The Broken Empire scritta dall'inglese Mark Lawrence. Il primo libro, Il principe dei fulmini, mi era discretamente piaciuto; più di tutto avevo adorato l'ambientazione in cui prendono vita le avventure di Jorg di Ancrath, il protagonista, e della sua scalcagnata compagnia. Lo stesso setting che ho ritrovato con piacere in questo sequel e che ha decisamente mostrato tutte le sue potenzialità, sia per quanto riguarda i colpi di scena presenti nella vicenda, che per quanto riguarda le pieghe che immagino prenderà la storia nel prossimo volume. Da Il re dei fulmini avevo grandi aspettative, in particolare era curiosa di vedere come l'autore avrebbe colto le numerose potenzialità che il primo libro aveva lasciato in sospeso. Ebbene, non posso che ritenermi più che soddisfatta: non solo gli "appigli" sono stati colti e le possibilità esplorate, ma il salto di qualità nella scrittura di Lawrence è ben evidente e presente. Dall'evoluzione dei personaggi alla gestione dell'intreccio l'autore inglese è riuscito a migliorarsi enormemente, creando un romanzo dinamico e fluido che si fa leggere senza problemi e che contemporaneamente regala al lettore una storia veramente originale, ben progettata e avvincente. Ho amato con tutta me stessa la gestione della vicenda, con i pov alternati e i flashback su più piani temporali differenti che hanno impresso ritmo al romanzo riuscendomi così a tenere incollata alle pagine per tutta la durata della narrazione. Ancora di più ho amato i personaggi, Jorg in testa e, sebbene non possa dirmi totalmente sorpresa dal suo cambiamento (l'avevo sempre sospettato che avrebbe intrapreso quella direzione alla fine), devo anche congratularmi con l'autore per non aver reso il tutto tremendamente ridicolo. Come dicevo, Jorg è assolutamente un personaggio riuscitissimo che letteralmente prende vita dalla pagina, intrattenendo il lettore e dando spessore al libro, la vera colonna portante dell'intero testo. Altrettanto ben riusciti sono i coprirai, personaggi come Katherine e Coddin ad esempio, che fungono da ottima spalla per il protagonista e allo stesso tempo creano una galleria di personaggi davvero ben gestita e costruita.
Con Il re dei fulmini Mark Lawrence entra di diritto tra gli autori fantasy da tenere in osservazione perché potrebbe scapparci non dico il capolavoro...ma quasi! :) 
Per quanto riguarda il seguito, The Emperor of thorns, terzo e ultimo volume della trilogia spero vivamente che la Newton decida di portarlo in Italia perché diversamente sarebbe una vera vergogna interrompere una serie tanto meritevole (nel caso però io ho già pronto l'ordine su BookDepository! :P). Per il futuro dunque mi aspetto molto da Mark Lawrence e spero tanto che l'autore sia in grado di bissare il livello di questo secondo romanzo e chissà, magari anche di superarsi.
Per il momento però Il re dei fulmini è promosso a pieni voti e rimango in trepidante di leggere altro dell'autore.

Coinvolgimento: 4/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 4.75/5


lunedì 20 gennaio 2014

Quattro recensioni d'inverno

Cari Lettori,
buon lunedì! Finalmente sono entrata in possesso di un pc nuovo e così posso tornare a riappropriarmi dei miei spazi virtuali! In questo periodo sono stata poco presente è vero, ma con il computer defunto e tutte le novità e cambiamenti che si stanno verificando nella mia vita privata, il tempo ha cominciato a scivolarmi tra le dita. Ma ora eccomi qui, con quattro mini recensioni sulle mie ultime letture che, al contrario di tutto il resto, non si sono né interrotte né sono diminuite di numero. Pronti?


Il primo libro di cui vado a parlarvi è un libro molto conosciuto e amatissimo dagli utenti della rete, ma su cui io ho qualcosa da ridire! Il romanzo in questione è Il principe di Cassandra Clare, secondo volume della serie The infernal Devices, la trilogia prequel della celeberrima The Mortal Instruments. Inutile che sia io a dirvelo: questa serie è stata amatissima dalle lettrici e dai lettori di tutto il mondo e ha proiettato la Clare tra l'olimpo degli scrittori ya. Purtroppo io con la tanto celebrata Cassie non sono mai andata molto d'accordo. Già dai tempi di Jace & Clary ho sempre trovato qualcosa nei suoi romanzi che non è mai riuscito a convincermi totalmente: a volte erano le scene che mi evocavano romanzi già letti, a volte era la completa amnesia che mi colpiva immediatamente dopo aver girato l'ultima pagina, ma sempre subentrava qualcosa che mi impediva di amare il libro nel modo in cui tutti gli altri lo facevano. Con il primo libro di questa serie - L'angelo - speravo di trovare finalmente la boccata d'aria fresca che tanto smaniosamente andavo cercando. E in parte è stato così, sebbene io continui a pensare che, in fondo, tutti i libri della Clare siano un po' una fotocopia dei precedenti. Con Il principe speravo, perciò, di convincermi definitivamente della superiorità di questa trilogia rispetto alla prima. Ma quello che ho ottenuto, in realtà, è stata solo tanta perplessità. Lo dico chiaro e tondo, così evitiamo equivoci fin dall'inizio: io ho trovato il libro noioso, troppo lungo e insipido.
So che probabilmente mi sto attirando le ire di mezza blogosfera ma non posso fare a meno di dire come la penso. Il romanzo consta di cinquecento e passa pagine di cui almeno la metà, a mio modesto parere, potevano essere evitate. Le dinamiche che muovono i fili delle azioni dei personaggi sono qualcosa di già visto e già letto. Sì, è vero, c'è qualche colpo di scena, ma onestamente, forse perché non sono riuscita a entrare nel mood del romanzo e ad affezionarmi ai personaggi, non sono riuscita ad apprezzarli così come, praticamente ogni altro lettore del mondo, ha saputo fare. La struttura del libro, inoltre, non mi ha convinto: Il principe è il classico libro di metà trilogia in cui, di fatto, non succede proprio nulla a dispetto delle pagine che scorrono. La trama si riavvolge su se stessa e, alla fine della lettura, i personaggi si trovano comunque a dover affrontare lo stesso problema che avevano all'inizio del libro. Dico la verità: verso la fine ero così annoiata che ho cominciato a contare le pagine che mi separavano dalla fine e questo non è mai un bene, almeno secondo me. Altro punto controverso del libro è il villain della situazione, che secondo me non funziona affatto. Mortmain manca di spessore e sopratutto di credibilità, non fa paura a nessuno e, sebbene l'idea di inserire automi meccanici che strizzino l'occhio allo steampunk sia ottima, con tutte le condizioni al contorno errate, uno (se non l'unico) dei pochi punti di forza del libro non fa altro che perdere aderenza sul lettore.
In conclusione quindi, da questo libro mi aspettavo decisamente di più, anche in relazione alle critiche positivissime che avevo letto. La lettura è stata gradevole ma nulla di più, un ottimo modo per spezzare la noia di un pomeriggio, ma di certo non una delle migliori che abbia mai fatto. La mia opinione sulla serie (e sull'autrice) rimane invariata e aspetto il terzo libro per vedere se finalmente la Clare saprà produrre qualcosa all'altezza della sua fama.

Coinvolgimento: 3/5
Stile: 4/5
Personaggi: 3/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 3.25/5





Dopo la delusione della Clare, ho deciso di cambiare decisamente genere e di spostarmi su qualcosa di completamente diverso che non prendevo in mano da tanto (forse troppo) tempo: il fantasy. Mai scelta di rivelò più giusta di questa perché, senza suonare troppo azzardata,  posso comodamente dire di avere letto uno dei migliori libri di quest'anno! De Il guardiano dei demoni di Peter V. Brett ho amato tutto, perfino la consistenza della carta della pagina! Dalla prima all'ultima riga questo romanzo è stata un'inaspettata quanto graditissima sorpresa che ha scaldato il mio cuore di lettrice come pochi altri libri hanno saputo fare in precedenza. La lettura è riuscita a trasportarmi letteralmente lontano con la mente, immergendomi completamente nel mondo creato dall'autore, che ho trovato oltremodo vivido e tridimensionale. Ho chiuso fuori il mondo e tutte le sue preoccupazioni durante la lettura, concedendomi un'evasione totale come non mi capitava da tempo con un libro (e che in passato è accaduto solo con i migliori romanzi!)
Sebbene debba ammettere che il concetto di fondo del libro non sia il massimo dell'originalità, bisogna però indubbiamente riconoscere all'autore che ha saputo narrare la storia dei tre protagonisti - Arlen, Leesha e Rojer - con una scintilla particolare che ha permesso alla vicenda e ai protagonisti di risultare unici e di imprimersi a fondo nella mente del lettore (e, ovviamente, nella mia). Ho amato lo stile, i tre pov differenti e l'ambientazione fantasy, ma più di tutto ho amato il messaggio tra le righe che traspare forte e chiaro e niente affatto ignorabile: qualunque paura si dissolve solo nel momento in cui si decide di affrontarla. 
Il guardiano dei demoni è stata quindi una lettura perfetta e bellissima che consiglio caldamente a tutti voi di affrontare  se amate il fantasy e, cosa più importante di tutte, se riuscirete a reperire il libro, che ormai è andato fuori catalogo. E' stato un libro così profondo e che mi ha toccato così in profondità, da farmi prendere una decisione: nonostante la Newton abbia sospeso la serie in italiano, ho ugualmente deciso di continuarla in inglese e ho già ordinato il secondo volume che consta di ben 800 pagine! :) Vi terrò aggiornati!

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 5/5



*Attenzione! SPOILER!!!*

Finito il libro di Peter V. Brett sapevo già che scegliere la lettura successiva non sarebbe stata facile, perciò ho deciso di andare sul sicuro optando per un'autrice che sapevo non mi avrebbe deluso: Gayle Forman con Just one year, "seguito" di Just one day (ora entrambi editi anche in italiano con il titolo "Per un giorno d'amore" e "Per un anno d'amore"), libro che ho adorato e che è stato tra i migliori romanzi dell'anno passato. Avevo quindi le più alte aspettative per questa companion novel che prometteva amore e un inedito punto di vista sulla storia di Allyson e Willelm. Purtroppo, però, le mie aspettative si sono presto sgonfiate perché la magia di Just one day non è riuscita a ripetersi anche questa volta! Il libro è in effetti l'altro lato della storia - che io ho tanto amato in passato - raccontata questa volta in prima persona da Willelm e, effettivamente, risulta complementare alla versione di Allyson, ma tutto finisce così! Voglio dire, se avete letto JoD saprete certamente come termina il tutto, ecco, Just one year termina esattamente allo stesso modo ma senza aggiungere nulla di nuovo sotto il sole, senza dare altro al lettore - così smanioso di vedere ancora Allyson e Willelm insieme - altro materiale su cui fantasticare. Se poi ci si aggiunge che per arrivare a questo finale striminzito e deboluccio bisogna passare attraverso pagine e pagine alquanto noiose di resoconti sulla vita passata del protagonista e sorbirsi viaggi un po' campati per aria che poco hanno a che fare con la love story portante del romanzo, si capisce come tutte le mie buone intenzioni di rinnamorarmi di questa storia sia state gettate al vento. Di Just one year salvo la parte iniziale che è veramente carina e densa di significato, sopratutto dopo aver letto il libro precedente, ma ho trovato tutta la parte centrale noiosa e poco pertinente, e il finale poco appagante. In definitiva, perciò, il libro non è brutto (e anzi consiglio di leggerlo perché aggiunge comunque qualcosa alla vicenda e chiude in qualche modo il cerchio), ma certamente poteva essere migliore e più sostanzioso!

Coinvolgimento: 4/5
Stile: 4/5
Personaggi: 4/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 3.75/5


Infine, sull'onda del successo fantasy ho deciso di addentrarmi nel lavoro d'esordio di un autore consigliato dallo stesso Brett (sì, è probabile che nei prossimi mesi me lo sentirete nominare spesso, essendo entrato nella schiera dei miei autori preferiti :P). Il principe dei fulmini (traduzione molto libera e fantasiosa di Prince of thorns) è il primo libro di una trilogia scritta dall'inglese Mark Lawrence, assimilabile al genere dark fantasy. Ero molto incuriosita da questo romanzo e devo ammettere che, tutto sommato, sono rimasta piacevolmente soddisfatta dalla lettura. Il mondo creato da Lawrence mi ha colpito per la sua originalità e per le sue particolarità davvero uniche, e le scene di violenza - presenti e dettagliate - non mi hanno infastidito così come avrei creduto. Sicuramente il punto forte del romanzo sono i personaggi che popolano le pagine, Jorg su tutti. Ho ampiamente apprezzato la narrazione in prima persona, che ha dato una marcia in più al racconto e l'occasione di conoscere così da vicino un protagonista così peculiare e particolare come il Principe, sempre così spigliato e pronto . 
Ho apprezzato un po' meno la vicenda, o meglio il finale della vicenda, che ho percepito troppo frettoloso e poco curato su particolari che ritenevo abbastanza importanti (in particolare non ho amato il finale che l'autore ha riservato a Corion). Ciò, comunque, non mi toglie di testa l'idea che Jorg abbia ancora molto da dire e per questo non vedo l'ora di leggere il seguito (che è già tra le mie manine!)
Per ora posso dire che reputo il romanzo promosso e aspetto il prossimo per approfondire ancora di più la mia opinione.

Coinvolgimento: 4/5
Stile: 5/5
Personaggi: 4/5
Vicenda: 4/5

Giudizio: 4.25/5