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venerdì 10 ottobre 2014

Recensioni di Settembre - Parte Seconda

Cari Lettori,
ben ritrovati con il secondo appuntamento per questo mese (insomma fate finta che questo post sia di Settembre!!) con le recensioni cumulate :)
Come sempre spero che i miei pensieri possano interessarvi e tornarvi utili per guidarvi nelle prossime letture! E mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate e se anche voi avete letto questi libri o se programmate di farlo!
* Parte Prima

Il primo libro di cui voglio parlarvi è il finale di una delle serie rivelazioni, almeno per quanto mi riguarda, di questo 2014. La rivelazione dell'antica carta è infatti il quinto e ultimo romanzo della serie Fever uscito dalla penna dell'autrice americana Karen Marie Moning. Se mi seguite da un po' saprete quanto, nel corso di questi mesi, abbia apprezzato questa saga che in qualche modo è riuscita a farmi riappacificare e riavvicinare al genere urban fantasy/paranormal romance. 
In generale posso sicuramente dire che anche questo quinto volume non ha affatto deluso le mie aspettative. Complessivamente infatti posso affermare di aver trovato questa conclusione una degna fine per le vicende della protagonista Mac e di tutti i fantastici personaggi a cui l'autrice è riuscita a dare vita e che inevitabilmente sono entrati nel mio cuore di lettrice. Ne La rivelazione dell'antica carta ho ritrovato con piacere tutti gli elementi che mi erano piaciuti nei precedenti romanzi come, ad esempio, i personaggi e la lora caratterizzazione ben riuscita, l'ambientazione magica ed evocativa e naturalmente la presenza dell'ironia, marchio ormai di serie che in contrapposizione ai passaggi più tragici è certamente uno dei punti di forza del libro dal momento che dona un certo spessore psicologico non sempre comune in questo genere di letteratura. In più La rivelazione dell'antica carta ha dalla sua una vicenda particolarmente movimentata e intrigante, pregna di rivelazioni e sconvolgimenti più o meno inaspettati. Moltissimi infatti sono i colpi di scena, alcuni davvero magistrali (quelli su Barrons, ad esempio, sono stati apprezzatissimi dalla sottoscritta), che si susseguono a un ritmo incalzante e vertiginoso, rovesciando certezze su certezze che il lettore credeva di aver acquisito durante i volumi precedenti e che portano dritti allo sconvolgente finale in cui non si può non rimanere a bocca aperta, almeno per qualche minuto! Sotto questo punto di vista perciò non ho davvero (e come potrei!) nulla da rimproverare all'autrice.
Ma c'è purtroppo un però, che nonostante tutto devo assolutamente menzionare e non posso esimermi dal non sottolineare. Perché se da una parte ho apprezzato tantissimo i contenuti, dall'altra non posso non sottolineare la controparte che proprio non mi è piaciuta: lo stile. In questo quinto volume (e ci tengo a sottolineare che è una caratteristica particolarmente marcata di solo questo romanzo) la Moning ha uno stile a tratti davvero troppo descrittivo e lento che, sopratutto nella prima metà, oscilla pericolosamente verso la noia, o almeno così è stato per me. Per entrare nel vivo dell'azione, dei colpi di scena e dei rovesciamenti narrativi, che sono davvero il fiore all'occhiello di questo romanzo e la sua peculiarità, La rivelazione dell'antica carta impiega infatti davvero troppe pagine rischiando di perdere l'attenzione e la concentrazione del lettore in più punti. É vero che superata la metà la situazione migliora nettamente, ma personalmente ammetto di aver fatto parecchia difficoltà ad arrivare a quel punto.
Per concludere quindi, come già detto precedentemente, La rivelazione dell'antica carta si è rivelato essere un' ottima  chiusura di serie. Personalmente posso sinceramente ritenermi soddisfatta del finale e della "conclusione" scelta dall'autrice per ciascuno dei personaggi. E confesso anche di essermi sentita un pelo disorienta quando, girata l'ultima pagina, mi sono accorta di aver terminato una serie pregevole. La rivelazione dell'antica carta non sarà il libro migliore della pentalogia, a mio avviso, ma certamente non posso non consigliarlo agli amanti della serie: un'imprescindibile letture che ancora una volta, nonostante tutto, da prova della bravura dell'autrice.

Coinvolgimento: 4/5
Stile:4/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 4.5/5



Il secondo romanzo invece è il sequel di uno ya che era riuscito particolarmente a stupirmi durante la lettura. Siege and storm, inedito per il momento in Italia, è infatti il secondo libro della Grisha Trilogy dell'autrice statunitense Leigh Bardugo che ha avuto un enorme successo e un ottima accoglienza da parte del pubblico dei lettori. Il primo romanzo, Shadow and Bone era riuscito a portarsi a casa un voto più che decente, per quanto mi riguardava, essendo riuscito a conquistarmi grazie a un colpo di scena a metà romanzo particolarmente ben assestato che aveva capovolto gli equilibri e donato dinamicità e una nuova prospettiva  all'intero libro e sui personaggi. Proprio questi ultimi, e in particolare il Darkling era, a mio avviso, uno dei punti cardini del libro, in grado di tenere il lettore (e me) incollato alle pagine, di coinvolgerlo e di caratterizzare in maniera originale e inedita l'intera storia della Bardugo che diversamente non avrebbe certo brillato per audacia nella trama.
Purtroppo tutto questo non si applica a Siege and Storm, che ho trovato oltre ogni modo noioso e insipido. Nel sequel della trilogia in questione infatti, mancano tutti gli elementi che avevano apportato aria di novità al libro precedente. Il Darkling è praticamente assente per tutto il libro e nonostante ci sia l'inserimento di un nuovo personaggio dalla grandi potenzialità, la Bardugo non è stato in grado di coglierne nessuna, relegando questo personaggio all'ombra della protagonista che qui è oltre ogni dire insopportabile. Alina, la protagonista del romanzo, non ha mai brillato per originalità durante tutto il primo libro- questo va detto- ma la mia speranza era che, con l'evolversi della storia e i vari avvenimenti del primo libro, avrebbe finalmente maturato in questo secondo capitolo. Inutile dire che tutte le mie aspettative si sono infrante capitolo dopo capitolo. Come dicevo, ho trovato questo sequel molto insipido e sopratutto assolutamente privo di contenuti. Un classico libro di collegamento all'interno di una trilogia, che spiana la strada per il finale ma che di fatto non racconta, non coinvolge e non trasmette nulla per più di trecento pagine. 
Personalmente ho fatto una fatica tremenda per terminarlo, solo la mia testardaggine nel finire un libro iniziato in ogni caso (non amo interrompere la lettura a metà) mi ha permesso di arrivare al finale. Ho contato tutte le pagine che mi separavano dal finale e  a ogni capitolo terminato tiravo un sospiro di sollievo perché ero un passo più vicino a terminare il romanzo. Nemmeno la promessa del finale mi ha riacceso la curiosità. Mi spiace davvero dirlo ma purtroppo l'autrice mi aveva esasperato a tal punto che ormai praticamente nulla avrebbe potuto farmi cambiare idea (e infatti non c'è stato nessun capovolgimento narrativo a smentirmi). Purtroppo per quanto riguarda Siege and Storm non riesco a salvare nulla: dai personaggi assolutamente privi di interesse nel migliore dei casi e irritanti nel peggiore; alla trama e alla vicenda inconsistente e priva sopratutto di svolgimenti originali non ho trovato nulla che mi piacesse davvero e mi permettesse di godermi la lettura.
Grande delusione dunque per questo secondo libro pieno di potenzialità assolutamente mancate una per una. Mio malgrado sono rimasta talmente tanto delusa da questa storia che per il momento non ho nemmeno la volontà, né tantomeno la curiosità di leggere il terzo e ultimo libro. E non so se ne avrò la voglia in futuro. Per quanto mi riguarda quindi, a malincuore, mi sento di bocciare questo sequel e di sconsigliarvene la lettura.

Coinvolgimento: 1/5
Stile: 3/5
Personaggi: 2/5
Vicenda: 2/5

Giudizio: 2/5




mercoledì 20 agosto 2014

Recensioni di Agosto - Parte Prima

Cari Lettori,
ben ritrovati con il primo appuntamento per questo mese con le recensioni cumulate :)
Come sempre spero che i miei pensieri possano interessarvi e tornarvi utili per guidarvi nelle prossime letture!

Il primo libro di cui vi parlo è in realtà una vecchia conoscenza per FP, non tanto per il libro in sé quanto per l'autrice. A sorpresa - e chi l'avrebbe mai detto, eh?! - torna la mia amata Karen Marie Moning, che anche questa volta è riuscita a fare centro! Ebbene sì, ve l'avevo anticipato in un paio di post fa, e così oggi sono qui a parlarvi del quarto libro della serie Fever. Ormai siamo davvero agli sgoccioli e se penso che solo un romanzo mi divide dalla serie di romanzi che mi ha rappacificato con l'urban fantasy/paranormal romance quasi mi sento male; tanto che il quinto volume della serie, già prontamente tra le mie manine da un paio di mesi, giace sulla libreria in attesa che io afferri il coraggio a due mani e inizi a leggerlo!
Per quanto riguarda Alla ricerca dell'ultima verità però, non ho proprio potuto ulteriormente procrastinarne la lettura, e se avete letto il finale del terzo libro saprete per certo il motivo: con un cliffhanger del genere è umanamente impossibile non riuscire a leggere il seguito quando è a tua disposizione. Devo dire che l'inizio non mi è piaciuto, i capitoli raccontati dal punto di vista di Dani non mi hanno convinto e non mi hanno catturato così come la narrazione dal punto di vista di Mac è sempre stata capace di fare, fino ad adesso. A dire la verità non capisco perché l'autrice abbia dovuto mettere quei capitoli, avrebbe infatti benissimo potuto ometterli dato che non hanno a che fare, almeno non direttamente, con la storia vera e propria. Diversamente avrebbe almeno potuto scegliere anche un altro pov, decisamente più interessante e intrigante, come ad esempio quello di Barrons (dico il primo nome che mi è venuto in mente, eh!!)
A parte l'inizio, comunque, devo dire di aver trovato il libro decisamente nelle mie corde, pieno di azione e avventura, con pochi punti morti (a differenza del suo predecessore) e sapientemente orchestrato dall'autrice, che riesce sempre a trascinare il lettore nella pieghe della storia. Come sempre ho amato moltissimo i personaggi che ho trovato ben delineati e caratterizzati, ma sopratutto credibili. L'intreccio è decisamente complesso e mi è piaciuto il modo in cui la Moning è riuscita a tirare tutte le file delle numerose sottotrame che compongono il disegno sempre più ampio dell'intera serie, ovviamente senza rinunciare alle molte domande e ai molti misteri che permettono di tenere il lettore (me compresa) costantemente sulle spine per conoscere ogni minimi dettaglio. D'impatto il cliffhanger finale, anche se uguagliare il precedente era davvero un compito difficilissimo! Ultimo appunto positivo va allo stile che, come anche per gli altri libri, ho trovato estremamente fluido e diretto, pieno di ironia ma anche drammatico nei momenti dove era richiesto maggior pathos. Come per tutta la serie, la narrazione in prima persona credo sia la carta vincente dell'autrice e come sempre il mio plauso va alla Moning per aver saputo creare un personaggio così completo e caratterizzato come quello di Mac.
In conclusione quindi, Alla ricerca dell'ultima verità è stata una lettura davvero intrigante che spiana la strada al gran finale. Assolutamente consigliata a tutti gli amanti della serie!

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 5/5




Il secondo romanzo di cui vi parlo è invece un libro che volevo leggere da una vita, uno di quei romanzi che ha soggiornato nella mia wl e poi nella mia lista degli acquisti per eoni, prima che finalmente mi decidessi a portarlo a casa dalla libreria. E il libro in questione è Pomodori verdi fritti al Caffè di Whitle Stop. Avevo letto decine di recensioni entusiaste su questo romanzo eppure non ero affatto preparata all'ondata di emozioni che la lettura mi avrebbe suscitato. Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo il libro di Fanni Flagg mi ha lentamente inglobato nel suo mondo. Senza nemmeno rendermene conto effettivamente, infatti, mi sono ritrovata ad affezionarmi al Caffè e sopratutto ai numerosi personaggi che orbitano intorno al negozio. Mi sono emozionata, commossa e arrabbiata, ho riso di gusto e sorriso durante le numerose vicende raccontate nel romanzo e quando alla fine ho girato l'ultima pagina mi sono sentita per un attimo sola!
Uno degli aspetti  che maggiormente ho amato di più di Pomodori verdi fritti è stata infatti la coralità della narrazione che l'autrice è riuscita a rendere in maniera estremamente vivida e squisita, utilizzando diversi artifici (come gli articoli del giornale locale e il racconto della signora Threadgoode) che hanno reso benissimo l'obiettivo ultimo. Di certo i personaggi, tutti quanti, dal primo all'ultimo, sono ciò che rendono questo libro così unico e irripetibile: finemente caratterizzati dalle situazioni che si creano e dai racconti altrui, descritti con pochi ma concisi e precisi aggettivi riescono davvero a solleticare la fantasia e la mente del lettore e a insinuarsi nel suo cuore per poi restarci. Anche ora, a distanza di giorni dalla lettura, conservo un ottimo ricordo dei personaggi che abitano le pagine del romanzo della Flagg e delle emozioni che ne ho ricavato.
Non ho molto altro da aggiungere, come dico spesso quando amo un libro un romanzo valido parla da se. L'unica cosa che rimane da fare è leggerlo! Perciò, se ancora non l'avete letto, non posso far altro che consigliarvelo caldamente! :)

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 5/5




sabato 28 giugno 2014

Due recensioni di fine Giugno

Buondì cari Lettori,
oggi nuovo appuntamento con le recensioni cumulate delle letture che ho affrontato nell'ultimo periodo. Come sempre spero che possiate trovare interessanti i miei pensieri e, mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate o se avete letto qualcuno di questi libri!

Il primo libro di cui vi parlo è l'opera prima di una trilogia e anche il titolo che ha dato fama e visibilità all'autrice, proiettandola sul mercato degli ya: Dark Divine di Bree Despain. La trilogia,  che in Italia è stata misteriosamente sospesa dall'editore quando mancava un solo volume alla sua conclusione, ha invece riscosso tra il pubblico anglofono e non molti successi e plausi.
Per quanto mi riguarda devo fare un paio di premesse. Innanzitutto devo dire che le mie aspettative a riguardo erano molto alte, le premesse alla storia infatti erano ottime con molti elementi nella sinossi (un cattivo ragazzo, un mostro sanguinario e un amore impossibile) che stuzzicavano la mia immaginazione e la mia fantasia. Devo però anche dire che, purtroppo, ho letto Dark Divine dopo aver concluso uno tra i romanzi più intensi e toccanti che abbia maneggiato negli ultimi tempi: Memorie di una geisha. E voi lo sapete meglio di me come funzionano queste cose, dopo una carica di emozioni così forti e (purtroppo) anche irripetibili, qualunque libro avrebbe sbiadito al confronto. Dark Divine però si è difeso bene, questo glielo devo riconoscere: niente cliché già letti, niente situazioni trite e ritrite, niente sospironi d'amore melensi. Anzi, la storia prende una vena gotica piuttosto interessante, con qualche colpo di scena ben costruito e assestato. Mi è piaciuta molto l'ambientazione, sia quella geografica sia quella scenica con rimandi alla religione e a Dio, ma sopratutto ho apprezzato tantissimo i risvolti dark della vicenda, con una visione del male e riflessioni a riguardo che ho ampiamente condiviso.
Purtroppo però devo anche ammettere che si sono stati parecchi punti che non mi sono piaciuti o che non mi hanno soddisfatto del tutto. All'inizio, per esempio, ho avuto parecchia difficoltà a entrare nella vicenda e a capire chi aveva fatto cosa e sopratutto quando. L'inicipit infatti non è dei migliori in termini di strutturazione e questo perché l'autrice ha optato per un inizio davvero in medias res che però, forse anche a causa dell'inesperienza, non ha saputo gestire bene. Ci sarebbe dovuta essere più tensione e suspence, con i flashback che avrebbero dovuto dare ritmo e chiarire le idee al lettore. Invece, almeno per quanto mi riguarda, c'è stata un po' di confusione al riguardo. Anche il tratteggio dei personaggi non è stato dei migliori, nonostante le enormi potenzialità di entrambi i protagonisti e dei coprimari.
Per farla breve insomma, il libro aveva moltissimo potenziale, ma ho trovato che l'autrice abbia calcato poco la mano, rendendo poco incisivi i numerosissimi episodi che avrebbero potuto lasciare il segno sul lettore. La vena dark c'era, il concetto del male pure così come un bad boy dal cuore tenero che avrebbe potuto essere davvero un personaggio spettacolare, ma avrei voluto che tutto ciò fosse più approfondito, più amplificato e indagato. Non so se ciò sia dipeso dal target al quale il libro è destinato o se effettivamente la mia lettura precedente abbia influenzato non poco il mio giudizio, ma rimane il fatto che ho avuto l'impressione di leggere un romanzo sbiadito in candeggina dopo un lavaggio sbagliato. Detto questo però, sicuramente leggerò altro dell'autrice, sia perché trovo interessanti le sue trame di base, sia perché il finale ha davvero ribaltato un po' le carte in tavole e sono curiosa di vedere come proseguirà la vicenda di Grace e Daniel.

Coinvolgimento: 4/5
Stile: 3/5
Personaggi: 3/5
Vicenda: 4/5

Giudizio: 3.5/5




Il secondo libro di cui vi parlo è uscito dalla penna di un'autrice che sta diventando di casa qui su Forgotten Pages! Sto parlando della mia amata Karen Marie Moning e del suo terzo romanzo: La maledizione della luna nera (giuro che devo ancora cosa abbiano a che fare questi titoli con la vicenda!) Come dicevo, diventa ormai superfluo dopo due recensioni più che positive parlarvi di quanto io apprezzi questa saga urban fantasy, scoperta di recente tra l'altro. Giuro che non so quante manate mi sono data in faccia per non aver iniziato a leggerla prima e per aver invece aspettato così tanto, ma mi consolo pensando che se avessi dovuto attendere mesi per l'uscita tra un volume e l'altro probabilmente non avrei retto il colpo!
Anche in questa terza avventura la Moning ci rifila (si fa per dire) un romanzo davvero bello, dinamico e denso di rivelazioni senza però dimenticare qualche buona risata; con inoltre una storia ben intrecciata e altrettanto ben costruita che non si può fare a meno di leggere tutta d'un fiato e con personaggi capaci ci entrare nel cuore e nella mente del lettore per rimanerci. I segreti si svelano ma altri misteri si sostituiscono ad essi, aumentando così la presa sul lettore e disegnando un intreccio davvero interessantissimo che culmina in un finale che ancora ora mi da da pensare! Oh che finale, tutto mi sarei aspettata meno che questo!!
Come sempre ottimi i personaggi: dal mio amato, misterioso e tenebroso Barrons a Mac, che a ogni libro adoro sempre di più e di cui apprezzo la crescita interiore di cui l'autrice l'ha dotata.
Devo però, ahimè, ammettere di aver trovato questo libro leggermente inferiore al secondo volume della serie, non tanto per la storia in sé e per le rivelazioni da calzino rivoltato che mi hanno letteralmente sconvolta, quanto più che altro per alcuni punti morti della storia che avrebbe potuto essere, a mio parere, un pelo più dinamica e snella. Assolutamente nulla però che intacchi il mio interessa verso la storia e i personaggi che continuerò a seguire con piacere e molto interesse (sono già in possesso del quarto romanzo!)

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 4/5

Giudizio: 4.75/5



giovedì 19 giugno 2014

Due recensioni di metà Giugno

Buondì cari Lettori,
oggi nuovo appuntamento con le recensioni cumulate delle letture che ho affrontato nell'ultimo periodo. Come sempre spero che possiate trovare interessanti i miei pensieri e, mi raccomando, non dimenticate di farmi sapere cosa ne pensate o se avete letto qualcuno di questi libri!


Il primo romanzo di cui voglio parlarvi è un urban fantasy, il secondo libro di una pentalogia che ho scoperto e imparato ad apprezzare veramente da poco, nonostante la sua pubblicazione risalga ad almeno un paio di anni fa. Sto parlando de Il mistero del talismano perduto di Karen Marie Moning, secondo episodio della serie dedicata a Mac, veggente sidhe. In realtà non ho molto da dire su questo libro se non che mi è piaciuto molto. L'ho apprezzato, forse anche più del primo libro, che già era stata davvero un'ottima lettura e naturalmente non potrei esserne più felice. Come ho avuto modo di sottolineare per la recensione del primo romanzo, la Moning ha tutta la mia stima per aver saputo creare una storia che pur partendo da basi non originalissime ha comunque uno svolgimento inatteso, che si snoda tra ironia, dramma e azione in egual misura e, sopratutto, in maniera assolutamente ben calibrata. Ottimi infatti i vari colpi di scena e l'imprevedibilità dello svolgimento dell'intreccio che fanno di questo libro (ma anche della serie) uno dei migliori urban fantasy che abbia letto negli ultimi tempi. Altro punto veramente di pregio sono i personaggi, che ho trovato veramente ben gestiti e caratterizzati. Mac in particolare mi piace moltissimo: adoro la sua ironia e la sua irriverenza nonché la sua testardaggine che in molte occasioni finisce per metterla nei guai! Trovo, inoltre, che la scelta della prima persona per la narrazione enfatizzi ancora meglio il  suo carattere e permetta al lettore (o almeno a me) di entrare pienamente in sintonia con il suo personaggio. Ottimo anche il personaggio di Barrons, che a dispetto dei miei riguardi e pregiudizi precedenti è riuscito a sorprendermi, e anche tanto, senza mai cadere in banali cliché del genere come invece mi aspettavo e temevo.
Insomma, Il mistero del talismano perduto si è rivelata essere un'ottima lettura, ben strutturata e ponderata, complicata e ancora non del tutto esplicata (cosa che mi fa naturalmente ben presagire per i restanti volumi), accompagnata inoltre da uno stile fluido, scorrevole e piacevolissimo da leggere. Sono veramente felice di aver intrapreso a leggere a questa serie e ora non posso fare altro che procurarmi il resto della storia!! :) Assolutamente consigliata!

Coinvolgimento: 5/5
Stile: 5/5
Personaggi: 5/5
Vicenda: 5/5

Giudizio: 5/5


Il secondo romanzo di cui vi parlo è invece la conclusione di una trilogia ya distopica tra le più conosciute e apprezzate, anche qui in Italia: la trilogia di Delirium di cui Requiem è terzo e ultimo romanzo della serie.
Come ho avuto modo di spiegare in occasione delle precedenti recensioni sui primi volumi, la trilogia della Oliver è una buona serie, non ottima né eccellente a mio parere, ma comunque meritevole di una possibilità da parte dei lettori. I punti di forza della trilogia, che poi sono sostanzialmente anche quelli di questo capitolo conclusivo (e dei restanti), sono lo stile davvero intenso e poetico, l'idea di fondo su cui poggia la vicenda principale e, anche se in maniera minore, i personaggi che risultano in generale davvero ben caratterizzati. Purtroppo per ogni pro esiste anche il suo contro e i libri della Oliver non ne sono affatto esenti, Requiem in testa. Non posso infatti dire che questo finale di serie mi abbia intrigato o soddisfatto e anzi, mi dispiace dover ammettere che molto probabilmente è il peggiore dei tre romanzi che compongono la saga. In breve, Requiem raccoglie le peggior magagne degli altri libri, concentrandole tutte nello spazio di trecento e poco più pagine; e questo è un gran peccato perché, nonostante tutto, Delirium e Chaos erano state delle buone letture.
Partendo dell'inizio devo dire che non mi è piaciuta la scelta stilistica dell'autrice di dare voce e spazio al personaggio di Hana. O meglio, ho apprezzato alcuni aspetti come la profonda (almeno secondo me) riflessione che l'intero libro contiene sul significato di amicizia e di come questa possa cambiare nel corso della vita modificandosi in relazione agli eventi che occorrono, ma devo ammettere di averla trovata del tutto estranea alla vicenda di fondo e ai temi della trilogia stessa. Anzi, ho percepito questa scelta della Oliver come un espediente per poter alternare i pov, riempendo pagine e intrattenendo il lettore, ma più per una mancanza di idee su come condurre e concludere la vicenda che per precisi intenti narrativi.
Parlando poi di storia vera e propria non posso fare a meno di notare come tre quarti della vicenda di Hana sia stata totalmente (o quasi) inutile ai fini del gran finale e, nonostante debba ammettere di aver apprezzato le tinte mistery che la sua storia assume, devo anche ribadire che, per quanto mi riguarda, tutto ciò ha a che fare con i temi della serie come un cavolo a colazione!!
Per quanto riguarda poi l'altra metà dei capitoli, quelli narrati dal punto di vista Lena, devo dire che anche questo caso e al contrario dei precedenti romanzi, li ho trovati davvero molto deludenti. Innanzitutto Lena è apatica, svuotata di tutte le energie che invece aveva dimostrato prima (sopratutto in Chaos) e questo senza che ci sia un preciso motivo per cui tutto  ciò accada.  Il suo personaggio è davvero irriconoscibile e non ho apprezzato come l'autrice l'abbia gestita. Insomma, siamo nel pieno della rivoluzione, tutto il suo mondo sta per cambiare e la Oliver lo fa perdere in inutili pensieri e ragionamenti! Il finale poi è troppo concentrato, troppi avvenimenti si sovrappongono ma nessuno di questi è analizzato e trattato con il dovuto tempo e le dovute riflessioni.
Detto questo, il resto dei difetti sono gli stessi che si possono ragguagliare nei libri precedenti: lo stile dell'autrice, per esempio, è davvero poetico e intenso secondo me, ma a tratti riconosco che diventa davvero pesante e lento sopratutto se, come in questo caso, non è ben bilanciato come da espedienti  stilistici che impongono dinamicità al testo (era il caso di Chaos, per esempio) Per non parlare poi della prevedibilità della storia che era e rimane un grande problema della trilogia: era palese infatti che  Alex amasse ancora Lena e che lei finisse per sceglierlo a dispetto di tutto quello che è capitato!
In conclusione quindi, non posso nascondere di essere rimasta un po' delusa dal finale di questa serie, che non è certo una delle mie preferite (non lo era già prima di questa lettura) ma su cui, almeno nel finale, speravo in qualcosa di più! Ai molti lettori che mi hanno chiesto, quindi, consigli sulla lettura o meno della trilogia della Oliver dico: attenzione, se il primo romanzo non vi è piaciuto, continuate a vostro rischio e pericolo! ;) Per quanto mi riguarda infatti, il resto non è migliore del precedente.

Coinvolgimento: 2/5
Stile: 4/5
Personaggi: 3/5
Vicenda: 3/5

Giudizio: 3/5